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Promuovere un app, cosa non fare: consigli

Promuovere un app, cosa non fare: consigli

Il web è stracolmo di ottimi inutili consigli su come promuovere un’app.
Si va dal classico “regala la tua app per farsi notare” al più colto “fatti recensire dall’App Store”.

In verità, un altro simpatico consiglio degli “esperti” è “manda il tuo comunicato stampa in giro”.

Se un tempo un’app su 1000 otteneva successo, adesso è una su 10.000 e gli studiosi credono che a breve sarà un’app su 30.000 ad ottenere un riscontro di mercato.

Questo vuol dire che bisogna essere oculati non solo nel produrre un’app, ma anche nel promuoverla. Perchè, cone vedremo, i modi per far conoscere un’app sono diversi, ma tutti abbastanza costosi e non tutti garantiscono poi il successo.

Se avessimo solo 100€ a nostra disposizionc, dove li spenderemmo per ottenere quanti più feedback?

Bisogna cominciare dall’inizio e capire se la nostra app è stata pensata bene in origine.

Pensare bene un app significa ancbe diffonderla più rapidamente.

Poi capiremo cosa offrono le major per poter effettuare una buona promozione e cosa invece possono mettere a disposizione le tantissime aziende di web marketing presenti su internet.

Chi stà per commercializzare la propria app deve sempre tenere in mente le parole COINVOLGIMENTO E CONDIVISIONE.

Un sistema utilissimo e importantissimo è quello di includere nell’App una funzione che consenta di suggerirla agli amici.

Oppure, nel caso dei giochi, qualcosa che li coinvolga direttamente.

Deve poter integrarsi con le altre reti come Facebook, Twitter e Linkedln.

Basta prendere come riferimento DiamondDash. Ci si diverte con le vite è le vite arrivano dagli amici che giocano.

“Coinvolgere e condividere”, con questa regola la app diventa aggregante e importante.

Ruzzle è diventato famoso si per le sue carattcristiche “intellettuali”, ma anche per i suoi tornei on line che permerttono di scegliere degli avversari a caso.

Un’altro non piccolo accorgimento da tenere in conto, prima della messa sul mercato, è la denominazione è la nomenclatura usata.

Potrebbe sembrare una cosa stupida e assurda, ma per una applicazione è più importante di quanto non si pensi.

Come si effettuano le ricerche quando si va a caccia di una nuova app?

Attraverso i nomi e la parole chiave ad esso associate.

Per questo, con pesi e modi diversi nell’App Store e in Google Play, la scelta del nome potrebbe essere dererminante per fare in modo che una applicazione sia trovata e scaricata.

Apple consente l’uso di 99 caratteri, quindi prima di sbizzarrirci alla riccrca della parola giusta, vanno cercate quelle meno in voga, perchè alla fine essere al millesimo posto di parole chiavi molto usate, e peggio che essere al decimo di una parola chiave meno ricercata.

Il nostro startup è condizionato dalla posizione in cui staremo nello store.

Per capire quanto complesso sia diventato il mondo delle app, basta pensare che esistono diversi modi per testare la scelta del nome.

AppCod.es. è un luogo dove testare le parole chiave e conoscere ciò che hanno fanno i concorrenti.

Il servizio è a pagamento, ma chi vuole diventare un professionista con le app, qualche prezzo dovrà pur pagarlo.

Altri strumenti sono MobileDevl IQ, SearchMan e App Store Rankings.

Tenendo in mente questi piccoli accorgimenti, cerchiamo di capire cosa realmente serve non fare per promuovere bene un’app e dopo, nella seconda fase, capiremo cosa invece è fondamentale fare.

Togliamoci dalla testa che un’app diventi visibile con una singola iniziativa, anche se a pagamento.

Non esistono persone o/e aziende che possano ottenere risultati attrraverso operazioni one shot. le attività vincenti sono parte di un programma temporale di iniziative e e vanno portate avanti con consistenza e perseveranza nel tempo.

Non sbagliamo dall’inizio: ovvero dall’App Store. Quindi ottimizziamo gli asset dell’app per una buona visibilità all’interno dell’App store.

L’App Store è la prima finestra sul mondo dei device e quella deve convincere per via dei contenuti e per trasparenza.

I giudizi condizioneranno l’incremento dei download e va tenuto in conto che gli utenti sono pigri e in genere scontenti.

Lo sviluppatore di un’app deve incentivare la scrittura è la pubblicazione di valutazioni positive, ma allo stesso deve anche predisporre tutti gli strumenti necessari per permettere una interazione e conversazione con chiunque abbia friuto o intenda fruire del prodotto . Le recensioni negative sono inevitabili, e quindi un colloquio aiutertà 1’immagine dell’app.

Al pubblico dove essere data la possibilità di esprimere le ragioni della propria insoddisfazione e deve ottenere rapidamente un feedback.

La cosa più immediata (e anche la più banale) è incentivare chi scrive bene a continuare a farlo e cercarlo di lasciare coinvolgere altri utenti.

La seconda è create piccole communità sui social per incentivare le valutazioni.

Lo si può fare all’interno della descrizione dell’app sullo store indicando anche l’indirizzo di un sito web per l’assistenza e/o aggiungendo una Review Bar.

Questi sono accorgimenti, non attuazioni di un vero piano marketing, che invece passa da iniziative di comunicazione e promozionali per catturare l’attenzione dei media.

Sicuramente una buona vetrina è la cura dei feedback può contribuire con il passaparola al propagarsi dell’pp.

Ancora non abbiamo speso un euro per sostenere il marketing dell’app da promuovere, ma in verità non abbiamo lavorato per la commercializzazione.

Semmai abbiamo capito come cvitare di avere fra le mani un’app ingestibile da un punto di vista del marketing.

Lo scrivevamo prima: la strada per la promozione è impervia e piena di prove da superare.

Inviare un comunicato stampa, aiuterà, ma non è un progetto di marketing.

Lo sviluppatore che vuole lavorare sul tempo, dovrà realizzare un piano di Digital PR. Ciò vuol dire che dovrà preparare il materiale neecssario solo ad uso della stampa.

I tipi di procreate, quando hanno realizzato la loro app, hanno chiesto a decine di finger painter di realizzare opere con il loro software e hanno poi creato delle cartelle stampa, con immagini anche in alta risoluzione, disponibili per i giornalisti.

Sembra una cosa semplice, ma come stiamo vedendo, tutto ha bisogno di cura.

Loro prima hanno cercato testimonial e dopo hanno creato una cartella stampa credibile.

Ma in cosa consiste un piano di Digital PR? Banalizziamo.

Chi è quel folle che propone l’acquisto di coperte a ferragosto nel lungomare di Rimini? Non credo che qualcuno si interesserebbe mai ad un tizio simile, semmai presterà attenzione a chi vendera un drink ghiacciato che faccia scordare il cocente sole estivo.

Stessa cosa vale per il web, è fondamentale stilare una lista di top Blogger e di Influencer da contattare e poi inviargli il press kit.

Ovviamente, selezionare è la parola chiave. Diventa più facile avere un feedback è diventa più facile avere spazio se si proporrà la app giusta al sito giusto.

Lo scopo è far parlare dell’ app.

Inviare un codice promozionale, se la App è a pagamento, oppure coinvolgere il blogger nella fase di testing dell’App.

Lo stesso vale per le riviste tradizionali cartacee e per quelle specializzate.

Se la app è speciale, prima o poi qualcuno lo capirà e ne parlerà.

Non esistono lobby giornalistiche o oscure forze del male che non vogliono vedere diventare gli sviluppatori ricchi.

Non affidarsi ad occhi chiusi alla prima marketing agency potrebbe essere un’altra cosa saggia, ma semmai sarebbe bene investire (dopo uno studio del caso) sugli annunci per promozione app che rinviano direttamente al Google Play Store o all’Apple App Store, le quali semplificano moltissimo il download dell’app.

Questi annunci sono intelligenti: sono progettati per essere pubblicati sui dispositivi in cui avranno il massimo impatto.

Ma quanto costano e a cosa servono ne parleremo successivamente.

Un’agenzia di web marketing, se non di alto livello e di buone capacità, talvolta può offrire ad alto prezzo delle cose che si possono ottenere con un po’ di buona volontà e un po’ di studio (ovvio che ne esistono molte altre capaci e affidabili sia nei prezzi che nelle offerte).

Un esempio è l’attivita di Application Search Optimization (ASO) che permette di aumentare la probabilità che una certa APP appaia in una ricerca fatta con determinate parole chiave.

Esistono diverse scuole di pensiero sulla sua vera efficacia, o meglio sulla sua capacità di ottenere risultati proporzionali a quelli impiegati (perchè comunque per l’ASO vengono richiesti investimenti).

Ma tolta questa voce, è bene NON farci proporre tecniche vierate e/o borderline, che sono applicate dagli Black hat, che comprendono recensioni fake e download falsificati.

Ogni neo sviluppatore cercherà sempre e solo di calamitare interesse da parte di clienti potenziali, ma fra le cose che non dovrà fare c’è quella di cercare la “scorciatoia”.

I fake e i download falsificati creano solo illusioni e non pubblico vero. Al prossirno mese, per cercare di capire le cose da fare e come spendere 100 € per ottenere un feedback interessante per la nostra app. Intanto, oggi sappiamo cosa non fare.

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